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GIOSUE' CARDUCCI


Premio Nobel 1906 per la Letteratura

MOTIVAZIONE: per la sua approfondita ricerca critica,
per la sua freschezza di stile e per la forza lirica
che caratterizza i suoi molti capolavori.

Giosuè Carducci nacque a Valdicastello, frazione di Pietrasanta, in Versilia, il 27 luglio 1835.

Il  futuro poeta ebbe la sua iniziazione  agli ideali civili e alle lettere dal padre, Michele Carducci, medico condotto in odore di carboneria e perciò sospetto all'autorità granducale, ereditando anche quella convinzione violentemente anticlericale che sarà una delle rare costanti nella sua parabola politica: dalla giovanile aspirazione repubblicana alla senile, retorica esaltazione della monarchia sabauda. Carducci, trascorsa l'infanzia nella Maremma pisana, fu mandato a studiare a Firenze presso gli Scolopi, dove, sotto la guida di Padre Geremia Bersettini, ebbe la prima formazione letteraria. Perfezionata più tardi alla Scuola Normale di Pisa, ove si laureò in Lettere nel 1856. Interrotta dopo breve tempo la carriera di insegnante nei licei granducali a causa delle sue convinzioni politiche, Carducci fu chiamato dal Ministro dell'Istruzione del primo governo dell'Italia unita, Terenzio Mamiani, a ricoprire la cattedra di letteratura italiana all'Università di Bologna, e la tenne per tutto il resto della sua vita, fino quasi alla morte avvenuta il 17 febbraio 1907.

L'anticlericalismo di Carducci, nota costante della sua poesia così come del suo atteggiamento politico, si alimentò di fattori che spaziavano dal risentimento verso il papato per la sua opposizione all'unità d'Italia, all'influenza esercitata dagli storiografì francesi (Michelet, Proudhon, Quinet) dei quali si informò la sua gestazione culturale, all'influenza del Positivismo che dominava la scienza negli anni della maturità del poeta. Tale assemblaggio di letture disparate e di esperienze personali (che tuttavia non giunsero mai a una partecipazione diretta di Carducci ai moti del Risorgimento) determinò in lui un atteggiamento che oscillò tra l'anticlericalismo e l'aperta denigrazione del cristianesimo, irriso come forza costituzionalmente nemica di ogni progresso della civiltà e del pensiero e biasimato come distruttore della civiltà classica. Carducci anticipa curiosamente una direttiva culturale del fascismo in questa propensione a far tabula rasa di tutta l'evoluzione umanistica condizionata dal cristianesimo, e ciò si nota nella rivendicazione antistorica di un integrale recupero della romanità contrapposta alla successiva asserita barbarie.

Tuttavia la funzione di Carducci nella letteratura italiana del suo tempo fu anche per molti aspetti positiva, costituendo una salutare reazione realistica alle sdolcinature del tardo Romanticismo. In particolare il classicismo del poeta toscano, rivalutando la pienezza dell'umanità propria del Rinascimento, trascurata a volte dalla vocazione medioevalistica del Romanticismo, giunge ad affermare in letteratura, e sta in questo la migliore e maggiore novità di Carducci, il valore del naturalismo, della piena sensualità, della vita rude e schietta.
In questo ambito si situerebbe l'asserito paganesimo di Carducci, che non è tanto da ascrivere al suo classicismo quanto piuttosto va ricondotto a una visione della natura amata nella sua forza e nella sua essenza pianistica, e non più cantata al modo dei tardoromantici come simbolo e riflesso degli stati d'animo individuali e soggettivi.

Del resto l'immagine del mondo pagano inseguita dal poeta di Valdicastello è paradossalmente quella idealizzata suggeritagli dalla tarda letteratura romantica tedesca e cantata dai parnassiani francesi (Banville, Gautier, Hérédia, Leconte de Lisle).

Carducci non si avvide di quanto una simile immagine fosse falsata. Tuttavia egli non fece dell'idealizzato mondo pagano un pretesto per rifiutare, isolandosi nella contemplazione letteraria, le contingenze della vita a lui contemporanea. Anzi ebbe l'ambizione di farsi cantore delle memorie e delle aspirazioni di tutto il popolo italiano, rivivendole col proprio sentimento e pensiero individuale di poeta.

Ambizione  certamente  sincera ma tradita dalla  sovrabbondante  retorica  dei componimenti carducciani, così che essi non raggiungono mai, né si avvicinano al pathos lirico e all'autentica passione civile propri ad esempio di Parini e di Alfieri.

Il ciclo della poesia carducciana, che s'inizia negli anni giovanili con una vivace reazione all'accademismo stantio del Tardoromanticismo dominante specialmente nella sua Toscana granducale, termina paradossalmente con il consolidamento di uno stile accademico patriottardo e classicista, che ha la sua continuazione nella meno felice produzione di Pascoli e di D'Annunzio e che sarà pretesto per l'estetica del fascismo.

Le raccolte di poesie di Carducci sono sei: Juvenilia, Levia Gravia, Giambi ed Epodi, Rime Nuove, Odi Barbare, Rime e Ritmi.

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Ultimo aggiornamento 12 marzo 2004