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Premio Nobel 1926 per la letteratura
MOTIVAZIONE: Per le sue opere, idealisticamente ispirate, che tratteggiano
con plastica chiarezza la vita della sua isola.
Grazia
Deledda nacque a Nuoro, nel cuore della Sardegna, nel 1871. Autodidatta,
causò grave scandalo nell'ambiente chiuso e ristretto della natia
provincia quando pubblicò il suo primo racconto su di una rivista.
Le opere della Deledda cominciarono a essere conosciute dopo che l'autorevole
critico Ruggero Borghi scrisse la prefazione del romanzo Anime oneste,
e ben presto la fama della scrittrice si diffuse in patria e all'estero.
A partire dal 1898 , trasferitasi a Roma, Grazia Deledda si dedicò
interamente alla attività letteraria.
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In
effetti, la scrittrice sarda fu molto prolifica, tanto che la critica
più avveduta
riconosce come un limite estetico la vastità della sua opera.
Infatti l'innato istinto narrativo, coniugato con la formazione autodidatta
della Deledda e con uno spirito critico conseguentemente limitato, finisce
col farle perdere la necessaria misura nel linguaggio. Vi è,
anche nelle sue opere migliori, un carattere di incompiutezza e di provvisorietà.
Ma vi è ancor più la mancanza di rimeditazione, se non
addirittura di profonda assimilazione delle vaste letture che concorsero
alla formazione dell'autrice: spaziò dalla narrativa russa ottocentesca
tanto in auge negli anni giovanili della Deledda (Tolstoj, Dostoevskj)
alla produzione narrativa di Gabriele D'Annunzio, giungendo fino al
feuilleton popolare francese dell'Ottocento (Sue, Hugo, Dumas).
Grazia Deledda ebbe un'unica fonte di ispirazione per i suoi romanzi
e racconti: la nativa Sardegna, vista e vissuta nei suoi aspetti più
arcaici e non senza un certo compiacimento folkloristico. Il mondo di
Grazia Deledda era quello dei pastori, dei signorotti di campagna, un
mondo alla cui rigida chiusura verso ogni influenza esterna fa da contrappunto
la forza travolgente delle passioni che ne animano i personaggi. Tuttavia
la nota positiva dell'opera letteraria di Grazia Deledda è costituita
indubbiamente dalla forte e coerente passione morale che la contraddistingue.
Ciò che maggiormente risulta valido nelle opere della scrittrice
sarda è la maestria con cui ella sa ricreare l'atmosfera della
colpa e il senso fatale del delitto.
Qual è però il significato dell'ambientazione sarda dei
romanzi deleddiani?
Lontanissimi dal Verismo di Verga e Capuana, anzi quella atmosfera realista,
tra le varie correnti letterarie del suo tempo, si presenta come l'unica
che non abbia lasciato tracce durevoli nella narrativa di Deledda. L'autrice
non intende descrivere un ambiente regionale, e anche le stesse vicende
sociali risultano estranee e indifferenti. Si capisce dunque che il
paesaggio della Sardegna appaia solo un'ambientazione fiabesca di storie
dominate dalla fatalità, dal rimorso, dai conflitti interiori
dei personaggi. Essi sono sempre contraddistinti dalla irresolutezza
e dal turbamento, senza che in loro si trovi quella barbarica, ancestrale,
popolaresca pienezza delle passioni e dei sentimenti che l'ambientazione
farebbe presumere.
Se dunque la scrittrice è influenzata da D'Annunzio, lo è
molto più dal narratore di L'innocente che dal drammaturgo
di La figlia di Jorio o dal novellista di Le novelle della
Pescara. L'introspezione dei personaggi da parte di Grazia Deledda
si risolve spesso, d'altronde, in compiacimento moralistico, fino a
far sembrare artificiose le stesse situazioni psicologiche descritte.
Le opere principali di Grazia Deledda sono: Elias Portolu, Le tentazioni,
II vecchio della montagna, La regina delle tenebre, Dopo il divorzio,
Nostalgie, I giochi della vita, L'ombra del passato, II nonno, II nostro
padrone, Sino al confine, Nel deserto, Chiaroscuro, Le colpe altrui,
II fanciullo nascosto, II ritomo del figlio, La bambina rubata, L'edera,
Colombi e sparvieri, Canne al vento, Marianna Sirca, L'incendio nell'uliveto,
La madre.
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