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| RENATO
DULBECCO | |||||
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Renato Dulbecco è nato a Catanzaro, il 22
febbraio del 1914, da madre calabrese e padre ligure. A cinque anni
la sua famiglia si trasferisce in Liguria, a Porto Maurizio, dove il
futuro Premio Nobel vive un'infanzia serena che favorirà la sua
curiosità e la sua vocazione per la ricerca scientifica. |
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accoglie come
interno nel corso di Anatomia, di cui fa parte anche Rita Levi Montalcini,
che incontra per la prima volta. Dopo la laurea inizia a lavorare come
medico, ma, scoppiata la guerra, viene richiamato in servizio militare
a Sanremo, da dove, nel 1942, parte per la campagna di Russia. Conclusa
la guerra abbracciando la lotta partigiana, nel 1946 Dulbecco torna
all'Istituto di Anatomia Patologica di Torino, dove ritrova Rita Levi
Montalcini e diventa assistente del Professor Giuseppe Levi. Si laurea
in Fìsica e poco dopo conosce Salvador Luria, che gli offre la
possibilità di lavorare per un anno nel suo laboratorio di Bloomington,
nell'Indiana. È la svolta della sua
vita. Arriva a New York nell'autunno del 1947 e il successo, subito
raggiunto, gli fa accettare l'offerta del Caltech di Pasadena, in California,
dove può anche insegnare microbiologia. Nel 1964 si trasferisce
al Salk Institute di La Jolla (San Diego) in California, ed è
qui che raggiunge il risultato che cambierà lo studio della virologia
(1968) e consacrerà la nascita della biologia molecolare, risultato
che nel 1975 gli varrà il Premio Nobel, insieme a Howard Temin
e David Baltimore. Oltre a molti scritti, Dulbecco ha raccolto la sua esperienza di lavoro e di vita principalmente in due libri: II progetto della vita (Edizioni scientifiche e teniche Mondadori, Milano 1988) e un'autobiografìa Scienza, vita e avventura (Sperling § Kupfer, Milano 1989). È stato insignito della laurea honoris
causa in Scienze all'Università di Yale, inoltre è membro
dell'Accademia dei Lincei, dell'Accademia Nazionale delle Scienze americana
e membro straniero della Royal Society inglese. Renato Dulbecco è
l'interprete ideale del passaggio di mano tra il vecchio e il nuovo
modo di concepire la ricerca scientifica. Votato per anni alla riservatezza
dei laboratori e ai chiusi cenacoli della ricerca, ha visto crescere
e lentamente spalancarsi le porte della scienza al cosmopolitismo e
alla solidarietà fra scienziati, ma anche agli investimenti e
ai forti interessi economici. A questi interessi, dopo un lungo periodo
di competitività incontrollata, si chiede oggi di adeguarsi al
rispetto sia di quelle priorità che salvaguardano l'uomo e il
suo ambiente, sia di quei valori di cui l'uomo risponde soltanto a se
stesso. Dulbecco ne è consapevole e, pur sottolineando con una
punta di immensa nostalgia il tramonto di un certo modo di fare scienza,
guarda al futuro con rinnovato vigore. | |||||
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