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| DARIO
FO | |||||
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L'attore
e autore teatrale italiano è nato a Leggiuno,
in provincia di Varese, nel 1926.
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Dopo aver allestito negli anni Sessanta una sorta di antologia della farsa ottocentesca italiana (Ladri, manichini e donne nude; Sani da legare; Isabella, tre caravelle e un cacciaballe; Settimo, ruba un po' meno)che ne decretò il crescente successo, seguì la messa in scena di oltre un centinaio di rappresentazioni (oltre alle decine di edizioni delle sue opere stampate in Italia e all'estero) che contribuirono a considerare il suo teatro come una drastica critica verso il capitalismo. Nel periodo successivo a La signora è da buttare (1967), Fo si propose di rivalutare le fonti più autonome della cultura popolare (Mistero buffo, enorme affresco romanzato sulla vita, i miracoli e la morte di Cristo, raccontata dalla parte degli ultimi e dei perdenti), mettendole al centro degli impianti dei suoi spettacoli, spesso orchestrati con cura filologica e contemporaneamente attualizzati. Ebbe il merito di riempire poi gli spazi degli anni di piombo con inquietanti satire politiche (Morte accidentale di un anarchico, ispirata alla tragica morte di Pinelli; Pum pum! Chi è? La polizia; Il Fanfan rapito, contro il compromesso storico; L'Opera dello sghignazzo). Si è in seguito impegnato in numerose battaglie civili, per il divorzio o a favore dell'aborto (Tutta casa, letto e chiesa; Coppia aperta; II papa e la strega; La marijuana della mamma è la più bella; Sesso? Grazie, tanto per gradire; Manuale minimo dell'attore), fino al Diavolo con le zinne (1997). Grande
autore drammatico, possiede in misura enorme la brillantezza e la capacità
di un vigoroso interprete del parlato e ha dimostrato di essere un uomo di teatro
nel senso più integrale del termine, uno straordinario attore che è
riuscito a recuperare e rinverdire la tradizione della commedia dell'arte e che
ha scelto di parlare attraverso il palcoscenico con la voce, il corpo e la semplicità
di una scrittura comprensibile a tutti, soprattutto ai giovani per i quali non
si è mai stancato di battersi. Rifiutato e censurato da molti, amato da
moltissimi, è stato definito un comico intellettuale la cui teatralità
è letteraria, la cui comicità è geniale, anche se impregnata
di ideologia. Capace di estremo fanatismo, di estrema generosità e di amorosa
violenza, viene anche considerato come il genio eretico della scena, un grande
giullare degli umiliati. Gioioso affabulatore, ha conquistato sul campo con rara
coerenza, pagando di persona, una fama internazionale tale da diventare l'attore
e l'autore più conosciuto, più tradotto e più rappresentato
nel mondo intero, attraverso un lungo viaggio nel teatro dei continenti, impegnato
a dare voce a quelle folle, ormai disperse e silenziose, che con lui hanno riso
e creduto in quel mondo migliore che ormai non sembra più arrivare, anche
perché sembra che nessuno sappia più come dovrebbe essere fatto.
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