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SALVADOR
EDWARD LURIA
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Luria
conseguì prima la laurea in Medicina, specializzato in biologia molecolare,
e successivamente il diploma di specializzazione in radiologia a Torino
dove
era nato nel 1912; eppure si rese conto di quanto fosse effimero il
bagaglio culturale che aveva accumulato fino a quel momento. |
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Conobbe
in questi anni Max Delbrück e le sue idee sulla natura molecolare
del gene, "le intuizioni di Delbrück rappresentano per me
il Santo Graal della biofisica", confessò agli amici lo
scienziato italiano, iniziando nel 1938 un programma di esperimenti
(insieme alla microbiologa Rita Geo) sui batteriofagi. Luria e Delbrück lavorarono indipendentemente e parallelamente al progetto sperimentale presso il laboratorio di Cold Spring Harbor e poi presso la Vanderbilt University nel biennio 1942-1943. Il fisico torinese approntò una brillante serie di esperimenti sulla teoria della mutazione spontanea regolata dal caso che confermò completamente le sue teorie. Annunciate le sue scoperte all'amico Delbrück lo convinse a elaborare l'analisi matematica adatta a spiegare i risultati dei suoi esperimenti. I due elaborarono in pratica non solo una nuova teoria, ma anche una semplice tecnica per la misura quantitativa delle mutazioni. In quegli stessi anni si aggiunse ai due ricercatori A.D. Hershey, anch'egli impegnato nella ricerca sui batteriofagi e i tre formarono quel Phage Group, che conseguì il Premio Nobel devoluto da Luria a organizzazioni pacifiste. Nel 1951 Luria dimostrò la nascita di cloni mutanti nei fagi e nel 1952 si addentrò nel DNA, percorrendo la strada che portava al nucleo vivente di ogni cellula. A questo periodo di trionfi fece seguito il buio periodo del maccartismo: fu oggetto di sospetti per le sue idee socialiste e si salvò solo per i successi in campo fisico. Applicando
analisi statistiche, ha compiuto importanti esperimenti che costituirono la base
di partenza per l'approfondimento della genetica batterica e virale e che rappresentarono
anche una tappa fondamentale della moderna biologia e della genetica dei microrganismi.
Riconobbe inoltre che la mutazione dei virus batterici, o fagi, ha luogo durante
la loro replicazione ed è uguale alla mutazione dei geni degli organismi
superiori. Su questa strada giunse a occuparsi negli anni settanta di meccanismi
cancerogeni.
Tra i suoi scritti, si può citare il saggio ritenuto più
importante, La vita: un esperimento non finito,che
gli valse il National Book Award per la scienza nel 1974. Morì
a Lexington, nel Massachusetts, nel 1991. | |||||
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