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EUGENIO MONTALE


Premio Nobel 1975 per la Letteratura

MOTIVAZIONE: Per la sua caratteristica
forma poetica che, con grande sensibilità,
ha interpretato i valori umani
nella prospettiva di una vita senza alcuna illusione.

Eugenio Montale nacque a Genova nel 1896, dove risiedette e compì gli studi fino al 1927. Dal 1929 fino al 1939 diresse a Firenze il Gabinetto Vieussieux. Sotto la guida intelligente ed appassionata del poeta ligure la gloriosa istituzione fiorentina costituì negli anni del fascismo un'oasi di libertà creativa e di anticonformismo nel clima opprimente della dittatura.

Montale fu successivamente collaboratore del "Corriere della Sera" di Milano e nel 1967, in considerazione dei suoi meriti artistici, fu nominato senatore a vita.

Questa scarna biografia ben si accorda con il carattere severo, essenziale ed antiretorico della sua poesia, dominata dall'autocontrollo critico e stilistico più assoluto, che nulla concede alla sensualità e al sentimentalismo.

Nell'opera di Eugenio Montale, più compiutamente che in ogni altra poesia italiana di questo secolo, si esprime il dramma determinato dalla crisi delle vecchie certezze e lo smarrimento dell'uomo posto di fronte alla mancanza dolorosa di una qualsiasi fede che gli possa aprire una via di scampo.

Alla modernità delle tematiche e dei contenuti fa riscontro in Montale un tradizionalismo nel lessico, nella sintassi, nella tecnica della versificazione, che contribuisce a dare alla sua poesia quella misura veramente classica a essa propria e contribuisce grandemente al suo fascino. Merito indubbiamente della profonda conoscenza della tradizione letteraria precedente, ma anche coerente conseguenza del modo in cui Montale percepisce la condizione dell'uomo del suo tempo: se gli antichi sentimenti e gli affetti sono stati travolti dalla crisi delle certezze che li sorreggevano, si deve evitare ogni ricerca stilistica che traducendosi, anche involontariamente, in artificio retorico, possa mistificare i termini del dramma che siamo chiamati a vivere. Il poeta dovrà dunque elevare e raffinare il suo linguaggio nella ricerca di una rarefatta allusione metafisica. Farà uso a tale scopo della migliore tradizione letteraria, ma essa risulterà infine trasfigurata dai suoi nuovi contenuti.

L'espressione di Montale è tutta giocata sulla contraddizione quanto mai sottile tra i suoi riferimenti fisici, in particolare lo scabro paesaggio della nativa Liguria, e il suo contenuto metafisico che canta la solitudine dell'uomo sradicato e privo ormai di certezze. Vi è un poetico contrasto tra il ricorrente
"ubi consistam" fisico del sole e del mare della Liguria da un lato, e dall'altro la disperante mancanza di un "ubi consistam" spirituale che affligge l'uomo.

La disperazione montaliana non si traduce tuttavia in compiacimento narcisistico e consolatorio, essendo il dramma della moderna esistenza colto tanto più compiutamente quanto più netta è la negazione di qualsiasi conforto.

Questa rinuncia al conforto coinvolge anche il sentimento amoroso, anche esso intriso del senso di precarietà, di debolezza, di disperazione che tutto pervade. L'amore può dunque tutt'al più essere manifestazione della tensione dell'uomo verso una impossibile salvezza. Né concezione diversa il poeta mostra di avere della religione. Ma quando la tematica montaliana considera la ricerca di Dio, essa attinge quanto meno una partecipazione alla realtà profonda delle cose, alle loro ragioni. Montale si colloca tuttavia nell'ambito di una religiosità tutta immanentistica, che si identifica con la stessa oscura vicenda dell'universo, una vicenda della quale non è mai possibile conoscere il
profondo mistero.

Le raccolte di poesie di Montale sono: Ossi di seppia, La casa dei doganieri e altre poesie, Finisterre, Occasioni, La bufera, La farfalla di Dinard.

Montale è morto a Milano il 29 ottobre 1981.

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Ultimo aggiornamento 12 marzo 2004