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Questa scarna biografia ben si accorda con
il carattere severo, essenziale ed antiretorico della sua poesia, dominata
dall'autocontrollo critico e stilistico più assoluto, che nulla
concede alla sensualità e al sentimentalismo.
Nell'opera di Eugenio Montale, più compiutamente che in ogni
altra poesia italiana di questo secolo, si esprime il dramma determinato
dalla crisi delle vecchie certezze e lo smarrimento dell'uomo posto
di fronte alla mancanza dolorosa di una qualsiasi fede che gli possa
aprire una via di scampo.
Alla modernità delle tematiche e dei contenuti fa riscontro in
Montale un tradizionalismo nel lessico, nella sintassi, nella tecnica
della versificazione, che contribuisce a dare alla sua poesia quella
misura veramente classica a essa propria e contribuisce grandemente
al suo fascino. Merito indubbiamente della profonda conoscenza della
tradizione letteraria precedente, ma anche coerente conseguenza del
modo in cui Montale percepisce la condizione dell'uomo del suo tempo:
se gli antichi sentimenti e gli affetti sono stati travolti dalla crisi
delle certezze che li sorreggevano, si deve evitare ogni ricerca stilistica
che traducendosi, anche involontariamente, in artificio retorico, possa
mistificare i termini del dramma che siamo chiamati a vivere. Il poeta
dovrà dunque elevare e raffinare il suo linguaggio nella ricerca
di una rarefatta allusione metafisica. Farà uso a tale scopo
della migliore tradizione letteraria, ma essa risulterà infine
trasfigurata dai suoi nuovi contenuti.
L'espressione di Montale è tutta giocata sulla contraddizione
quanto mai sottile tra i suoi riferimenti fisici, in particolare lo
scabro paesaggio della nativa Liguria, e il suo contenuto metafisico
che canta la solitudine dell'uomo sradicato e privo ormai di certezze.
Vi è un poetico contrasto tra il ricorrente
"ubi consistam" fisico del sole e del mare della Liguria da
un lato, e dall'altro la disperante mancanza di un "ubi consistam"
spirituale che affligge l'uomo.
La disperazione montaliana non si traduce tuttavia in compiacimento
narcisistico e consolatorio, essendo il dramma della moderna esistenza
colto tanto più compiutamente quanto più netta è
la negazione di qualsiasi conforto.
Questa rinuncia al conforto coinvolge anche il sentimento amoroso, anche
esso intriso del senso di precarietà, di debolezza, di disperazione
che tutto pervade. L'amore può dunque tutt'al più essere
manifestazione della tensione dell'uomo verso una impossibile salvezza.
Né concezione diversa il poeta mostra di avere della religione.
Ma quando la tematica montaliana considera la ricerca di Dio, essa attinge
quanto meno una partecipazione alla realtà profonda delle cose,
alle loro ragioni. Montale si colloca tuttavia nell'ambito di una religiosità
tutta immanentistica, che si identifica con la stessa oscura vicenda
dell'universo, una vicenda della quale non è mai possibile conoscere
il
profondo mistero.
Le raccolte di poesie di Montale sono: Ossi di seppia, La casa dei
doganieri e altre poesie, Finisterre, Occasioni, La bufera, La farfalla
di Dinard.
Montale è morto a Milano il 29 ottobre 1981.
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