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LUIGI PIRANDELLO
Premio Nobel 1934 per la Letteratura

MOTIVAZIONE: Per il suo schietto e audace tentativo di perpetuare ai massimi livelli drammatici l'arte del teatro.

Luigi Pirandello nacque a Caos, presso Agrigento, nel cuore della Sicilia, il 28 giugno 1867.

La sua esistenza fu contrassegnata dapprima dal dolore per l'incomprensione dimostrata nei suoi confronti dai genitori, e poi dalla gelosia morbosa della moglie.

Di tutto ciò si trova indubbiamente traccia nella sua opera di drammaturgo, ma l'esperienza individuale fu sempre filtrata da Pirandello attraverso lo studio estetico più disciplinato e il massimo rigore stilistico. Nulla fu più lontano da Pirandello del concepimento della vita come letteratura, e in questo rifiuto dell'imperante dannunzianesimo il drammaturgo siciliano fu tanto meritevole quanto coerente.

II padre di Pirandello, Stefano, originario della Liguria e giunto in Sicilia al seguito dei garibaldini, voleva fare del figlio un commerciante. Il giovane Luigi dovette quindi lottare per poter seguire gli studi classici, iniziati a Palermo e proseguiti all'Università di Roma, da cui venne espulso per aver difeso un collega contro un professore. Pirandello fu quindi costretto a terminare gli studi universitari a Bonn, in Germania, nel cui ateneo si trattenne anche dopo la laurea in qualità di lettore di italiano.

Nel 1908, tornato a Roma, con il successo venne per Pirandello la nomina a professore ordinario di Lingua italiana presso il Magistero di Roma, ma cominciò ben presto a rivelarsi la pazzia della moglie, che lo scrittore sopportò per lunghi anni con rassegnazione.

Pirandello si dedicò completamente alla letteratura, ma soltanto dopo il 1912 i suoi interessi si spostarono dalla poesia, in cui si era fino ad allora esercitato con risultati scarsi, alla novellistica e infine, a partire dal 1916, alla produzione teatrale, cui è legata la sua maggior gloria.

Fin dalla sua prima produzione novellistica, Pirandello dimostra di tendere ad una caratterizzazione molto violenta dei suoi personaggi, scambiata erroneamente per un suo tributo al Verismo ma che è in realtà espressione di una dolorosa partecipazione alle vicende narrate.

Tuttavia la tentazione ricorrente di Pirandello è quella di conferire ai suoi personaggi lo status di simboli più che di persone viventi. Questa tentazione si appalesa particolarmente nelle meno riuscite tra le sue opere, ma è certamente ingiusta l'accusa, che all'autore venne mossa dalla critica del suo tempo, di un eccessivo cerebralismo e di una generale assurdità delle vicende narrate.

Due sono le grandi novità introdotte nel teatro mondiale da Luigi Pirandello: la prima consiste nell'aver delineato quella rivoluzione che verrà poi sviluppata da Bertolt Brecht e che consiste nel fare raccontare oggettivamente il personaggio dall'attore stesso, estraniato dall'adesione totale al ruolo, anziché coinvolto completamente secondo i dettami della tradizione, non immedesimando l'attore nel personaggio; la seconda novità consiste nell'aver portato sulle scene il senso di solitudine proprio dell'uomo moderno, l'irrimediabile incomunicabilità con i suoi simili. Ma Pirandello si spinge oltre nella sua analisi impietosa, fino a considerare come la personalità dell'uomo finisca per scindersi nella pluralità dei suoi rapporti. E così, come l'impossibilità di comunicare con gli altri ci fa perdere la conoscenza del mondo, la scissione della personalità ci fa smarrire quella di noi stessi. Non esiste più dunque alcun principio certo, nessun valore né un metro oggettivo.

L' esistenza dei personaggi pirandelliani può essere dominata e condizionata da un solo sentimento, da un solo rapporto con l'esterno, oppure può sfaccettarsi in molti diversi sentimenti ma tutti segnati ossessivamente dal ricordo di un passato che non esiste più. Essi appaiono sempre sull'orlo della pazzia, ed il loro intimo squilibrio conferisce loro atteggiamenti esagerati ed esagitati. Nella loro descrizione si avverte a volte nel descriverli un certo compiacimento dell'autore, che gli valse l'accusa di cerebralismo. Tale nomea sarebbe giustificata se a questo compiacimento non si accompagnasse una autentica e dolente partecipazione ad una condizione considerata anche come propria. Ed è appunto in questa partecipazione toto corde alle vicende delle sue "maschere nude" l'essenza dell'arte di Pirandello.

Dal Verismo lo scrittore siciliano si distingue nettamente perché è sempre l'uomo, e non l'ambiente, al centro dell'attenzione del drammaturgo.
Pirandello è anche un grande prosatore: le sue novelle sono contraddistinte da uno stile personalissimo, di cui sono tipici i rapidi sbalzi e le audaci elissi della narrazione.

L'autore morì a Roma il 10 dicembre del 1936, circondato dalla fama e dalla considerazione del mondo intero.

Le principali opere teatrali di Pirandello sono: La morsa, Lumie di Sicilia, Pensaci Giacomino, Liolà, II berretto a sonagli, II piacere dell'onestà, L'uomo, la bestia e la virtù, Tutto per bene, Così è (se vi pare), Come prima, meglio di prima, Sei personaggi in cerca d'autore, Enrico IV, Vestire gli ignudi, L'amica delle mogli, Diana e la Tuda, La nuova colonia, Lazzaro, O di uno o di nessuno, Come tu mi vuoi, Non si sa come, I giganti della montagna.

Le raccolte di novelle sono: La vita nuda, Terzetti, Le due maschere, Si gira, Amori senza amore, Beffe della vita e della morte, Quand'ero matto, Bianche e nere, Novelle per un anno.

Tra i romanzi ricordiamo II fu Mattia Pascal, L'esclusa e II turno.

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Ultimo aggiornamento 12 marzo 2004