ê
Torna all'Home Page www.provincia.imperia.it
 
 D. BOVET
G. CARDUCCI

G. DELEDDA
R. DULBECCO
E. FERMI
D. FO
R. GIACCONI
C. GOLGI
S. E. LURIA
G. MARCONI
F. MODIGLIANI
E. T. MONETA
R. L. MONTALCINI
E. MONTALE
G. NATTA
L. PIRANDELLO
C. RUBBIA
E. G. SEGRE'
 
SALVATORE QUASIMODO


Premio Nobel 1959 per la Letteratura


MOTIVAZIONE: Per la sua poetica liricità
con cui ha saputo esprimere
le tragiche esperienze umane dei nostri tempi.

Salvatore Quasimodo nacque a Siracusa nel 1901.
Interrotti gli studi di ingegneria a Roma, fu successivamente commesso, disegnatore tecnico, contabile, impiegato del Genio Civile, finché nel 1939 gli venne assegnata la cattedra di Letteratura italiana al Conservatorio di Milano. Morì ad Amalfi nel 1969.
L'itinerario poetico di Salvatore Quasimodo è apparentemente tortuoso e contradditorio.

Nelle liriche di primo periodo dell'artista siracusano la parola raggiunge il culmine della sua rarefazione, e pare quasi che vada alla ricerca degli accenti, dei rapimenti fonici, delle sottigliezze vocali, delle più recondite sonorità. Il secondo periodo è dominato invece da un atteggiamento pienamente engagé, il poeta pare aprirsi a un cordiale incontro e dialogo coi propri simili, a un impegno sociale che si traduce in solidale partecipazione alle vicende del suo tempo drammatico. Quasimodo è colui che interpreta con le più elevate parole lo spirito di rivolta morale della Resistenza italiana:

E come potevamo noi cantare

con il piede straniero sopra il cuore

...

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.

Il passaggio dall'uno all'altro periodo non si può certo spiegare in termini di adeguamento alle mode letterarie, essendo stato Quasimodo sia tra i fondatori dell'ermetismo sia tra i sommi poeti della lirica impegnata.

Vi è dunque una spiegazione di questa transizione che va cercata essenzialmente nelle ragioni ideali dell'arte di Quasimodo.

Se infatti ci sforziamo di decifrare i versi ermetici dei suoi esordi, li vediamo contraddistinti da un senso di tristezza, di impotenza di fronte alle oscure forze che muovono l'universo, da cui l'autore è spinto alla ricerca della pace, dell'umano affetto, dell'intenerimento. E tutto ciò Quasimodo trovava nel ricordo della sua perduta Sicilia dell'infanzia, nelle visioni degli alberi e delle acque della terra d'origine.

Venne poi la traduzione magistrale dei lirici greci, più che semplice traduzione: forse libera versione, ma che valse a ricondurre a una misura più accessibile e umana la poesia di Quasimodo. E al culmine della maturazione artistica venne la guerra, la cui tragica esperienza poté accordare il solitario dolore del poeta con quello degli altri uomini. Ci fu infine il ritorno alle visioni della natura siciliana, ma era ormai meno solitaria che nel passato la malinconia con la quale Salvatore Quasimodo tornava a contemplarle.

Le raccolte di poesie di Quasimodo s'intitolano Acque e terre, Oboe sommerso, Odore di Eucalyptus e altri versi, Erato e Apollion, Poesie, Ed è subito sera, Con il piede straniero sopra il cuore, Giorno dopo giorno, La vita non è un sogno, Il falso e vero verde, La terra impareggiabile, Dare e avere.

Le traduzioni sono raccolte in: Lirici greci, Il fiore delle Georgiche, Dall'Odissea, Il Vangelo secondo Giovanni, Le Coefore, Romeo e Giulietta, Riccardo III, Macbeth, Canti di Catullo, La tempesta, Otello, Il tartufo, Fiore dell'Antologia Palatina, Le metamorfosi.


Per una visione ottimale si consiglia una risoluzione di 800x600 pixel e l'uso di
Ultimo aggiornamento 12 marzo 2004