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| Alfred
Nobel | ||||||||||||||||||||||||
| Alfred Nobel, nato a Stoccolma il 21 ottobre 1833, morì il 10 dicembre 1896 in solitudine nella sua villa di Sanremo all'età di 63 anni. I suoi parenti più prossimi: i figli dei fratelli Ludvig e Robert sono gli ultimi discendenti di un antico casato svedese di cui si possono ripercorrere le tracce fino al XVII secolo, quando un antenato di nome Peter, discendente di generazioni di agricoltori le cui radici si possono individuare nel villaggio di Nöbbelöv, nella Svezia meridionale, frequentò all'Università di Uppsala i corsi di Giurisprudenza. Nel Seicento la cultura era ancora sotto l'egida del latino e dunque Petrus divenne Nobelius in omaggio all'uso dell'epoca, senza rinunciare a indicare il luogo di origine: Nöbbelöv, appunto. Fu facile per gli epigoni della generazione successiva operare ancora un'elisione, riducendo il cognome all'universalmente noto Nobel. | |||||||||||||||||||||||||
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| Il padre di Nobel, Immanuel, era altrettanto
dotato di inventiva, quanto inquieto e avventato in campo economico. Lo
dimostra l'impresa di abbandonare la famiglia per avventurarsi alla ricerca
di fortuna in Russia. Probabilmente il suo spirito era stato forgiato
dalle umiliazioni legate all'indigenza che soffrì da bambino in
una Stoccolma che sembrava averne fatto un personaggio dickensiano, agevolato
in questo dalla costituzione della capitale scandinava, molto simile alla
Londra vittoriana affrescata da Charles Dickens. Di quel periodo e della
sua inevitabile leggenda sono i racconti che vedono il piccolo Alfred
costretto a vendere fiammiferi per strada, catapultatevi direttamente
dalle toccanti fiabe di Andersen, intento così a collaborare al
sostentamento della famiglia fino ai nove anni, data che coincide con
la riunificazione della famiglia a San Pietroburgo, dove si era stabilito il padre nel 1842. Qui Immanuel aveva impiantato il proprio laboratorio e proprio lì il giovane Alfred ricevette le prime lezioni di chimica, facendo i primi esperimenti con gli esplosivi. Esperimenti messi puntualmente a frutto il decennio successivo, durante la guerra di Crimea (1853/1856), dove i Nobel diedero un contributo significativo alla forza navale russa, impegnata a difendersi dagli inglesi, fornendo le preziose mine sottomarine, micidiale invenzione che preluse alla carriera di industriali di primo piano nella Russia zarista del secondo Ottocento dei fratelli di Alfred (i citati Ludvig e Robert), che detenevano il controllo dell'industria siderurgica e petrolifera a Baku, capitale dell'Azerbaijan ricca di giacimenti di gas e combustibili; la loro compagnia petrolifera gareggiava con le fortune dei Rothschild, anch'essi impegnati nell'affare azero. Alfred, benché defilato, avendo scelto la propria strada, che divergeva dagli interessi affaristici dei fratelli, rimase sempre molto legato alle vite e alle imprese dei congiunti, con i quali condivise investimenti, scambiò consigli, fornì migliorie, prospettando soluzioni tecniche in frequenti visite e incontri amichevoli. Nonostante l'invenzione della dinamite sia stata alla base della incredibile fortuna e della costituzione dell'impero finanziario di Alfred che comprendeva fabbriche ed imprese in più di novanta paesi dislocati in tre divesi continenti, il mecenate si dedicò instancabilmente alla ricerca, compiendo esperimenti che lo portarono a investigare discipline e settori apparentemente estranei ai suoi precipui ambiti di interesse, quali la seta, la gomma, il cuoio sintetico, accanto a prodotti più vicini ai suoi articoli: missili, acciaio, armi da fuoco. Alfred Nobel era ben inserito negli avvenimenti del proprio tempo, di cui amava essere informato approfondendo correnti di pensiero e occupandosi di filosofia; aveva letto molti testi, in particolare di narrativa francese e inglese. Già in vita è ricordato come generoso e modesto donatore di ingenti somme di denaro. Ma i molteplici interessi culturali e le fortune finanziarie non ne fecero mai un uomo felice, come si evince dai numerosi epistolari che intrattenne (uno scambio di missive con una signora è stato reso pubblico solo recentemente). Con lei aveva coltivato una lunga relazione e dalle loro lettere emerge il ritratto di un uomo solitario, quasi ascetico, oberato di lavoro e di conseguenza ipocondriaco fino all'ossessione salutista; a cui ripugnava l'alta società, che non frequentava, schernendo la vanità e i vacui orpelli esteriori, lasciando spiragli di socializzazione coltivati soltanto nel grembo della famiglia, tanto che i nipoti lo ricordano come uno zio cordiale e premuroso capace di godere di uno scherzo e di degustare un buon pasto da fine gourmet, sapendo riconoscere la qualità della preparazione dei cibi. Questo riservato bon vivant si concedeva corse per le vie di Sanremo a bordo di una carrozza trainata dai suoi neri cavalli Orlov, unica eccentrica concessione al suo rango, ancora ricordata nella vulgata imperiese. Alfred Nobel si crogiolò spesso nell'illusoria fiducia nel buon senso dell'umanità, esprimentando in svariate occasioni l'opinione che le nuove armi e gli esplosivi, al cui sviluppo aveva contribuito enormemente, erano talmente terrificanti che la logica imponeva servissero da deterrente contro ogni tipo di guerra. La sua convinzione riguardo a questa condizione di defintiva aporia dell'uso delle armi era combattuta dal suo stesso dubbio che riteneva indispensabile l'organizzazione di conferenze di pace e infatti si adoperò per simili iniziative, come testimonia la sua corrispondenza con la pacifista austriaca Bertha von Suttner. Affermò spesso che semplici manifestazioni di buona volontà non potevano essere sufficienti e allora la sua fervida immaginazione elaborava armistizi prolungati, moratorie, iniziative di disarmo; arrivò al punto di formalizzare la gestione dei conflitti, promuovere arbitrati internazionali, istituire tribunali, dimostrando in questo la sua attualità o l'incapacità di evolvere del genere umano alle prese ora con le medesime strutture aggirate dalla volontà di guerra e distruzione. Ma non si limitò al campo bellico, il suo interesse umanitariocoinvolse anche l'impegno a ridurre la povertà, a cancellare i pregiudizi, debellare l'intolleranza, eliminare l'ingiustizia. L'ovvio epilogo di un simile impegno sociale per un possidente come Nobel fu l'appoggio inequivocabile di movimenti e conferenze pacifisti, che fin dal 1890 cominciò ad appoggiare, finanziariamente, ma non solo: assunse Aristerchi Bey, un ex diplomatico turco, che aveva l'incarico di seguire questi eventi e di riferirne dettagliatamente. |
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Il 27 novembre 1895 Nobel redasse il suo testamento definitivo
con il quale destinò quasi tutte le sue proprietà alla
creazione di una fondazione, i cui proventi avrebbero dovuto essere
conferiti annualmente come premio a coloro i quali, nel corso dell'anno
precedente, avessero reso l'umanità il miglior servizio nei campi
della Fisica, Chimica, Fisiologia, Medicina, Letteratura e Pace; i primi
vengono conferiti da istituzioni Per maggiori informazioni www.nobel.se/nobel/alfred-nobel/index.html oppure navigare nel sito internet della Fondazione Nobel di Stoccolma. I
testi delle sezioni "La storia", "Alfred Nobel" e "I
nobel italiani" sono tratti dai libri: | |||||||||||||||||||||||||
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