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RENATO DULBECCO


Premio Nobel 1975 per la Medicina

MOTIVAZIONE: Per le sue scoperte in materia di interazione tra virus tumorali e
materiale genetico della cellula.

Renato Dulbecco è nato a Catanzaro, il 22 febbraio del 1914, da madre calabrese e padre ligure. A cinque anni la sua famiglia si trasferisce in Liguria, a Porto Maurizio, dove il futuro Premio Nobel vive un'infanzia serena che favorirà la sua curiosità e la sua vocazione per la ricerca scientifica.

Nel 1930, completati gli studi superiori, sceglie di frequentare i corsi di
Medicina all'Università di Torino. Qui trova un maestro longanime e dottissimo: Giuseppe Levi, anatomo-biologo, che lo

accoglie come interno nel corso di Anatomia, di cui fa parte anche Rita Levi Montalcini, che incontra per la prima volta. Dopo la laurea inizia a lavorare come medico, ma, scoppiata la guerra, viene richiamato in servizio militare a Sanremo, da dove, nel 1942, parte per la campagna di Russia. Conclusa la guerra abbracciando la lotta partigiana, nel 1946 Dulbecco torna all'Istituto di Anatomia Patologica di Torino, dove ritrova Rita Levi Montalcini e diventa assistente del Professor Giuseppe Levi. Si laurea in Fìsica e poco dopo conosce Salvador Luria, che gli offre la possibilità di lavorare per un anno nel suo laboratorio di Bloomington, nell'Indiana. È la svolta della sua vita. Arriva a New York nell'autunno del 1947 e il successo, subito raggiunto, gli fa accettare l'offerta del Caltech di Pasadena, in California, dove può anche insegnare microbiologia. Nel 1964 si trasferisce al Salk Institute di La Jolla (San Diego) in California, ed è qui che raggiunge il risultato che cambierà lo studio della virologia (1968) e consacrerà la nascita della biologia molecolare, risultato che nel 1975 gli varrà il Premio Nobel, insieme a Howard Temin e David Baltimore.

Dopo un lungo periodo trascorso in Inghilterra, in cui continua le ricerche sul cancro, Dulbecco ritorna in California (1977), al Salk Institute, che continua a presiedere. In questi ultimi anni si riavvicina molto all'Italia. Nel 1986 propone il monumentale e ambizioso "Progetto Homo Sapiens", che ha lo scopo di determinare la sequenza del genoma umano, individuare cioè i tre miliardi di elementi che costituiscono il patrimonio genetico dell'uomo. Il progetto viene affidato a una organizzazione mondiale di cui fanno parte molti Paesi. L'Italia è fra i primi a esserne coinvolta e il Consiglio Nazionale delle Ricerche affida proprio a Dulbecco il compito di coordinare questo gruppo di ricercatori, che ha completato la mappa di una delle parti più importanti del cromosoma X, responsabile dello sviluppo sessuale e di numerose malattie ereditarie.

Oltre a molti scritti, Dulbecco ha raccolto la sua esperienza di lavoro e di vita principalmente in due libri: II progetto della vita (Edizioni scientifiche e teniche Mondadori, Milano 1988) e un'autobiografìa Scienza, vita e avventura (Sperling § Kupfer, Milano 1989).

È stato insignito della laurea honoris causa in Scienze all'Università di Yale, inoltre è membro dell'Accademia dei Lincei, dell'Accademia Nazionale delle Scienze americana e membro straniero della Royal Society inglese. Renato Dulbecco è l'interprete ideale del passaggio di mano tra il vecchio e il nuovo modo di concepire la ricerca scientifica. Votato per anni alla riservatezza dei laboratori e ai chiusi cenacoli della ricerca, ha visto crescere e lentamente spalancarsi le porte della scienza al cosmopolitismo e alla solidarietà fra scienziati, ma anche agli investimenti e ai forti interessi economici. A questi interessi, dopo un lungo periodo di competitività incontrollata, si chiede oggi di adeguarsi al rispetto sia di quelle priorità che salvaguardano l'uomo e il suo ambiente, sia di quei valori di cui l'uomo risponde soltanto a se stesso. Dulbecco ne è consapevole e, pur sottolineando con una punta di immensa nostalgia il tramonto di un certo modo di fare scienza, guarda al futuro con rinnovato vigore.

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Ultimo aggiornamento 12 marzo 2004